Azienda Agricola

L' Eremo,grazie alla sua favorevole localizzazione geografica ed alla natura vulcanica del suo territorio,costituisce un ecosistema incontaminato e favorevole per la coltivazione di diverse specie arboree.
I Missionari della Divina Redenzione continuano l'antica tradizione dei Monaci Camaldolesi di coltivare i campi per ricavarne prodotti necessari per il loro sostentamento.

L'Eremo, disponendo di un territorio di circa 10 ettari , ha dato vita ad un Azienda Agricola condotta con metodi biologici.
Le principali attività svolte in Azienda sono, coltivazione di:

- vite: piedirosso, aglianico, falanghina,
- olivo
- noci
- nocciole
- ciliegie
- agrumi
- ortaggi

Produzione di vino.
Produzione di miele.

Fanno parte dell'azienda agricola alcuni esemplari di:

- mucche
- maiali
- asini
- pecore
- capre
- pony
- anatre

e altri animali da fattoria

I prodotti dell'Azienda si possono acquistare presso l'Erboristeria dell'Eremo.

 

Cenni Storici

Perchè Camaldoli?

Perchè Monte Corona?

Romualdo,figlio del Duca di Ravenna, si ritirò nel Monastero Benedettino di Classe presso Ravenna nella preghiera e nella penitenza. Egli desiderava però; una vita più solitaria. Aveva circa 100 anni quando, attraversando la Toscana, si fermò; a Fontebuona, poco lontano da "Casa Maldolo" e lì si addormentò. Fece un sogno strano; chiese spiegazione al Vescovo di Arezzo Elamberto che lo incoraggiò nel suo desiderio di vita solitaria e lo inviò al conte Maldolo, proprietario di quel luogo. Grazie alla generosità di Maldolo, egli fonda il monastero, il primo della nuova congregazione benedettina.

Era il 1012. Da qui si disse "Camaldoli" dalla unione delle due parole: "Casa Maldolo". Romualdo terminò la sua vita terrena nel Monastero di Val di Castro, presso Fabriano, il 19 giugno del 1027. Le condizioni del Sacro Eremo dei Camaldoli apparivano piuttosto inquietanti. Ecco un uomo di valore, Tommaso Giustiniani, che il 25 dicembre 1510 riceve l'abito monastico cambiando il proprio nome in quello di Fra' Paolo. Divenne "Maggiore" nel 1519. Egli però desiderava abbandonare l'eremo per ritrovare la solitudine. Rinunciò alla carica e si ritirò alle Grotte del Masaccio, in diocesi di Jesi (Ancona). Lì vide moltiplicarsi il numero di coloro che come lui desideravano la solitudine per una donazione totale a Dio. Il 9 dicembre 1523 nel monastero di S. Biagio di Fabriano viene sancita l'esistenza canonica della "minuscola compagnia di solitari", sotto l'osservanza delle Costituzioni redatte dal Giustiniani. Nacquero così gli eremiti di Montecorona, dal grande romitorio fondato tra Perugia e Città di Castello, come centro del nuovo istituto. Ben presto gli eremi di Monte Corona si moltiplicarono in Italia e fuori.

 In Campania furono fondati sei Eremi Camaldolesi :

  • nel 1577 l'eremo S. Maria dell'Incoronata a S. Angelo a Scala (Avellino)
  • nel 1585 l'eremo S. S. Salvatore a Napoli
  • nel 1602 l'eremo S.Michele Arcangelo a Torre del Greco (Napoli)
  • nel 1607 l'eremo S. Maria degli Angeli a Nola (Napoli)
  • nel 1617 l'eremo S. Maria in jerusalem a Vico Equense (Napoli)
  • nel 1687 l’ eremo S. Maria Avvocata a Maiori (Salerno)

Con un breve di Innocenzo X "Cum sicut..." del 7 febbraio 1653 venne sancita la clausura rigida. Proibito qualsiasi ministero pastorale eccetto le Confessioni, ma solo all'interno e per uomini. Disaccordi interni e tra le altre Province portarono alla separazione da Monte Corona sancita da Clemente XIV il 13 maggio 1771. Nel 1773 con il Capitolo Generale tenutosi a Nola sembra ritornare un po' di serenità tra i monasteri napoletani.

La legge del 13 febbraio 1807 sopprime i monasteri.Pio VII con il breve "inter multiplices..." sanziona la unità con Monte Corona il 22 marzo 1822. L'unità continuò per poco tempo perché Gregorio XVI, con un altro breve, il 19 dicembre 1837 sanzionò la separazione per sempre.

I Camaldoli di Napoli nel 1837 recuperano l'eremo di S. Maria degli Angeli di Nola, anche se per pochi elementi (si pone il noviziato). Con le leggi eversive del 1867 solo a Nola e a Napoli rimase qualche religioso in forma privata, gli altri Eremi furono tutti soppressi. Solo nel 1895 potè essere recuperato da Monte Corona anche l'Eremo di Nola di S. Maria degli Angeli.

 

Donazione Eremo

P. Arturo D'Onofrio - P. Winfried Leipold

 

 

Studio Notaio Emilio Dr. Ruocco
Nola 29/07/1993

 

Eremo Santa Maria degli Angeli

L’eredità di Pompeo Fellecchia e l’acquisto di S. Angelo al Monte.

Sulle rupi, che sovrastano quasi a picco e dividono i territori di Liveri e S. Paolo Belsito, si elevano i ruderi di un antico Convento, chiamato ancora oggi “Camaldoli vecchi”. Anticamente era beneficio laicale della famiglia Siccardi, “civitatis casti mari de Stabia”. Dalla Bolla del 23 marzo 1551 conosciamo che il beneficio era detto “S. Angelo al Monte” forse per distinguerlo da S.Angelo al Piano, cioè quello sulla collina sopra il Seminario Vescovile di Nola; risulta ancora che l’investito del beneficio era un certo D. Giovanni Vitello.

“Il beneficio comprendeva circa 200 moggia di terreno, tre quarti circa della masseria Lancellotti, il resto costituiva come una cintura intorno alla chiesa. Il cappellano era tenuto alla messa giornaliera, con tutti gli onori, dignità, prerogative, preminenze, entrate e qualsiasi emolumento spettanti al detto beneficio e in qualsiasi modo ad esso appartenenti”. Nell’Eremo di Torre del Greco il 21luglio dei 1601 dimorava e terminava i suoi giorni il patrizio nolano Pompeo Fellecchia, fratello dell’eremita Camaldolese P.Serafino, al secolo Pier Antonio. Dieci giorni prima egli aveva istituito eredi universali gli eremiti dell’incoronata, nominando esecutore testamentario il fratello P.Serafino, priore di questo eremo. Nel testamento disponeva che, soddisfatti alcuni legati pii, tutte le sue sostanze venissero impiegate nell’erezione di un nuovo eremo coronese nel distretto della città di Nola.

Il 1 maggio del 1602 il Capitolo generale accettò l’eredità “avuto riguardo alla molta amorevolezza che il detto sig. Pompeo, sempre mentre ch’egli visse, aveva mostrato alla Congregazione, disponendo che si procedesse alla fondazione dell’Eremo acquistando l’intera montagna ad oliveto offerta da un certo abate Troiano Mastrilli. e procurando di ottenere anche il terreno annesso, detto “dei martiri”, spettante al beneficio di S. Angelo del Monte, di giuspatronato dei Signori Siccardi. P. Serafino acquistò la montagna per 1200 ducati ed ottenne la cessione del giuspatronato mediante un canone perpetuo al Rettore di S. Angelo. Nelle stanze annesse a questa Chiesa restaurata alla meglio nel 1603 abitò la prima famiglia religiosa, in attesa del nuovo eremo.

Il nuovo Eremo di S. Maria degli Angeli.

Il luogo dove doveva sorgere l’edificio non aveva ancora spazio sufficiente per cui P. Serafino chiese ed ottenne un tratto della montagna detta “dei martiri”. Col 1 luglio del 1602, Clemente VII, nella Bolla “His quae” diretta al vicario generale di Nola dice che “dovendosi per esecuzione dei testamento di Pompeo Fellecchia, fondare un eremo nella Diocesi di Nola e essendosi trovato un luogo adatto, ove però l’Eremo non si poteva costruire a perfezione se non si acquistava un certo terreno, chiamato dei “martiri” spettante al beneficio di S. Angelo al Monte, territorio del Casale di Visciano, terra di Lauro, diocesi di Nola, del ius patronato del Sig. Giuseppe Siccardi, il Pontefice permette la permuta col rettore di quel beneficio. Il grande protettore di Monte Corona, il Papa Paolo V consente alla suddetta permuta con un breve del 7 luglio 1615”.

In seguito venne edificata la Chiesa intitolata a S. Maria degli Angeli, grande, ornata di bei marmi. Per ultimi ci si accinse a costruire “le officine” e le celle eremitiche ove si trasferirono i religiosi da S. Angelo al Monte nel 1607, quando l’eremo venne dichiarato priorato. Le celle solitarie furono 15: la clausura comprese nel recinto circa 18 moggia di terreno, parte in piano, parte in dolce declino, con orto,vigna, piante da frutto e selva. Gregorio XV con la Bolla “Ex iuncto nobis” del 21 marzo 1621, ordina all’arcidiacono e vicario generale di Nola di informarsi se il contratto per la cessione del territorio esistente nel dominio parrocchiale di S. Maria Assunta in Cielo, in Visciano, sia di utilità per il nascente eremo, necessario per materiali da costruzione. Nel qual caso gli si dà facoltà di approvarlo e confermarlo. Da una lettera del 1806 dell’Abate di Visciano D. Domenico Solimando, si conosce che il Monastero “venne costruito nei beni della parrocchia, con un tenuissimo canone censito dal Parroco pro tempore Ascanio Primicile da pubblica scrittura, senza del quale primo acquistato suolo, consistente in 20 moggia di terra chiamata la Torre di Pirro…”

Il 29 marzo 1664, un decreto della Congregazione dei Vescovi revoca e annulla gli atti fatti dal Vicario generale del Vescovo di Nola, “perché nella S. Visita non gli è lecito visitare il luogo ossia Cappella già adibita ad uso profano, acquistato dalla Congregazione Camaldolese con diritto e contratto oneroso di un canone perpetuo di ducati 70 annui, i quali si pagano al rettore pro tempore del beneficio rurale della famiglia Siccardi di S. Angelo al Monte”. Da ciò si deduce che i monaci nei primi tempi abitarono nella canonica di S. Angelo, finché non passarono al nuovo eremo. Questo si rileva anche dalla lapide che interdice alle donne di entrare nel sacro recinto, al portone d’ingresso, dalla parte di Livardi, dalle pitture murali, ora malandate che si osservano nelle stanze, dai camini per il fuoco che hanno lo stesso stile dei Camaldoli nuovi”. La nuova chiesa venne consacrata il 9 dicembre 1654 dal Vescovo di Sarno.
Qui morì anche P. Serafino Fellecchia, primo superiore e priore nel 1628, ricco di meriti acquistati durante 44 anni di vita eremitica abbracciata quando già era dottore in legge.

Sotto il priorato di Maria Giuseppe di Napoli (1678) si realizza la disposizione di Clemente VIII con la quale il titolo della Chiesa di S.Maria al Monte, con espresso volere della Sede Apostolica, si trasferisce alla prima Cappella del nuovo tempio. Col tempo la famiglia Siccardi decade dal suo splendore. Il beneficio prima viene venduto alla ricca famiglia dei Mastrilli di Nola; poi nel 1772 alla famiglia dei Troise della città di Chieti. La legge di soppressione lo cedette al demanio, poi, frazionato, venne venduto a piccoli lotti.

Missionari della Divina Redenzione

I Missionari della Divina Redenzione sono un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione clericale pospongono al loro nome la sigla M.D.R.

La congregazione venne fondata a Visciano (Napoli) nel 1954 dal sacerdote italiano P. Arturo D'Onofrio (1914-2006) per l'istruzione e l'assistenza agli orfani e agli abbandonati. Venne canonicamente eretta, in istituto di diritto diocesano da Adolfo Birri, vescovo di Nola, il 30 dicembre 1968 e venne approvata dalla Santa Sede il 30 dicembre 1968. 

I Missionari della Divina Redenzione si dedicano all'educazione della gioventù povera e abbandonata e all'evangelizzazione dei poveri. La Congregazione oltre che in Italia, è presente in Colombia, Costa Rica, Guatemala, Messico e Perù; la sede generalizia è a Visciano.
Al 31 dicembre 2005 l'istituto contava 22 case e 106 religiosi, 64 dei quali sacerdoti.

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